Borgo San Dalmazzo - Cuneo
11/10/2023
Visita al Memoriale della Deportazione curata dagli storici dell’ISRAT, Mario Renosio e Nicoletta Fasano.
A Borgo San Dalmazzo e nelle valli che vi confluiscono è passata, tra l’8 settembre 1943 e la Liberazione, la storia europea della persecuzione antiebraica della prima metà del Novecento, sotto forma di persone le cui vite hanno coinvolto le vite degli abitanti di questi luoghi.

MEMO4345 è un percorso multimediale storico-didattico dove i visitatori, guidati alla conoscenza e alla riflessione sugli elementi della Shoah in Europa, possono approfondire la storia dei 357 ebrei (334 stranieri, 23 italiani) deportati ad Auschwitz dal campo di concentramento attivo a Borgo San Dalmazzo tra il settembre 1943 e il febbraio 1944. Il 15 febbraio del 1944, a Borgo San Dalmazzo, 26 ebrei internati nel campo cittadino raggiungevano la stazione ferroviaria e venivano fatti salire su vagoni-merci. Iniziava così la loro deportazione, via Fossoli (frazione di Carpi, in provincia di Modena), verso il campo di concentramento di Auschwitz. Appena due i sopravvissuti.
L’allestimento si trova all’interno della ex Chiesa di Sant’Anna, a lato del Memoriale della Deportazione realizzato nel 2006 nell’ambito del progetto Interreg “La memoria delle Alpi”, a pochi passi dalla stazione ferroviaria dalla quale partirono i convogli verso i campi di sterminio nazisti.

Visita alla sinagoga di Cuneo.
Nel cuore della città vecchia, lungo la via dei commerci che portava al centro pulsante della comunità cittadina, siamo stati protagonisti di una visita guidata alla Sinagoga di Cuneo.
L’edificio è il frutto della ristrutturazione ottocentesca resa possibile dalla Emancipazione del 1848 quando , nel Regno Sabaudo, si pose fine al regime di isolamento dei ghetti. Prima di questa data era precluso alle vecchie sinagoghe qualsiasi segno esteriore di riconoscimento. Pertanto, esse dovevano restare nascoste all’interno di edifici anonimi. L’attuale facciata è quella di un palazzo elegante in stile architettonico tardo Ottocento, come ricorda la data riportata, 1884. L’architrave è arricchito da un versetto in ebraico tratto dall’Esodo “Essi mi costruiranno un Santuario e Io risiederò in mezzo a loro”.
Dopo la prima rampa di scale, ci troviamo in una piccola stanza adibita a “scola” che conserva ancora gli arredi originali. Al secondo piano c’è la Sala di preghiera, illuminata da due coppie di finestroni e da un grande lampadario centrale in ferro battuto e cristallo. I banchi, disposti in triplice fila, sono rivolti verso la tevah (podio) e l’ aron (armadio che custodisce i rotoli della Torah) in stile barocco con ante finemente decorate da una grande menorah (candelabro a sette bracci). Nella sala, al di sotto di un pulpito pensile, è murata la palla di cannone che cadde nei locali della Sinagoga durante l’assedio del 1799 ma rimase miracolosamente inesplosa. Per commemorare lo scampato pericolo, la Comunità ebraica istituì la festività del “Purim della bomba”. Al terzo ed ultimo piano, affacciato sulla sala di preghiera con una balaustra in legno, si erge il matroneo riservato alle donne.
Il palazzo è il simbolo della storia secolare di una comunità di meno di un migliaio di persone, gli Israeliti di Cuneo, relegati per secoli in un quartiere separato dal tracciato urbano. Una comunità i cui nomi più illustri sono ricordati da lapidi lungo le scale dell’edificio.

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Photogallery
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